• IL MANIFESTO DI DATAMENTE

    IL MANIFESTO DI DATAMENTE

    RACCONTARE IL SOCIALE ATTRAVERSO I DATI

IL NOSTRO MANIFESTO


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RACCONTARE IL SOCIALE ATTRAVERSO I DATI



Premessa

“Datamente” realizza campagne informative e di comunicazione, studi e ricerche di carattere divulgativo, notiziari quotidiani e periodici, operando prevalentemente nell'ambito sociale, politico e culturale. Sceglie come metodo di lavoro l'utilizzo, l'analisi, la correlazione e la rappresentazione dei dati e come forma amministrativa quella dell’associazione di promozione sociale (Aps), volendo considerare l’informazione un bene pubblico e uno strumento di utilità sociale, e quindi senza fine di lucro. Il fine è favorire l'acquisizione di maggiore consapevolezza e sensibilità e costruire consenso intorno a temi sociali, politici e culturali. Il nostro è un impegno orientato allo sviluppo della democrazia e della persona umana, alla piena attuazione dei diritti di cittadinanza e finalizzato alla conoscenza e al superamento di tutte le forme di disagio sociale.

Il Contesto

Il mondo dell'informazione in Italia è stretto tra due gruppi di controllo che di fatto ne determinano le linee di indirizzo industriali ed editoriali in maniera pressoché esclusiva: i grandi editori e la politica. I principali organi di informazione del nostro paese - siano essi quotidiani, testate audio e video o agenzie di stampa - sono editati e controllati da grandi gruppi industriali e finanziari. E sono quegli stessi soggetti economici che ne guidano, legittimamente ma anche inevitabilmente, le scelte editoriali, i punti di vista, gli spazi e i tempi da dedicare alle notizie e agli approfondimenti. Ma anche la politica entra in maniera importante nel mondo dell'editoria: lo fa in termini di aree di riferimento o di “pressione”, e - in nome certo della salvaguardia della pluralità dell'informazione - in termini economici, attraverso il finanziamento pubblico o le convenzioni con le agenzie di stampa nazionali.

La speranza di autonomia editoriale, anche economica, riposta in passato nella pubblicità, è stata disattesa soprattutto dall'avvento di internet. Prima del web pubblicare su un quotidiano o un settimanale bisognava investire milioni. La rete ha abbattuto questo ostacolo, offrendo infiniti ambiti in cui si può fare pubblicità: i giornali non sono più il principale veicolo per gli annunci. Nel Regno Unito e in tutte le economie avanzate la pubblicità sui quotidiani nazionali e locali è solo una minima percentuale di quella che era un tempo. Nel 2008 i giornali coprivano il 27,3 per cento del mercato pubblicitario. Oggi quel dato è sceso all’11,4 per cento, un calo di più del cinquanta per cento in sette anni. I nuovi beneficiari della pubblicità sono Google e Facebook: nel 2015 Google ha incassato 44,5 miliardi di euro solo con gli annunci.

Quasi tutti i giornali hanno pensato che la risposta fosse prendere il lavoro dei giornalisti e pubblicarlo gratuitamente online. L’idea era che a coprire i costi sarebbero stati gli incassi pubblicitari. Speranza vana: i giornalisti di un quotidiano nazionale costano molto, la pubblicità online invece no. Per comprare una doppia pagina a colori sul giornale britannico più venduto, il Daily Mail, ci vogliono 105mila euro. Un banner sul suo sito costa solo 28 euro ogni mille visualizzazioni. È il sito d’informazione più visitato al mondo, ma i suoi incassi pubblicitari sono un settimo di quelli del giornale cartaceo.

Dal punto di vista dei contenuti, oggi in Italia l'informazione e il dibattito all'interno della società privilegiano un giornalismo “d'opinione” rispetto a quello “di inchiesta” dando ampio spazio a interviste, editoriali e commenti, riducendo progressivamente lo spazio per il “racconto” e la comprensione dei fatti stessi che poi si vanno a commentare. Anche i media scontano tempi e spazi ridotti rispetto al passato, che si credono imposti dal mondo di internet e dalla concorrenza, ma che sempre più risultano il frutto di scelte industriali ed editoriali ben precise. Il risultato è che il dibattito - in particolare negli ambiti da noi individuati - sconta un progressivo impoverimento dell'azione di indagine e di studio, preliminari alle opinioni che poi ogni cittadino ha il diritto di formarsi.

Negli ultimi anni, grazie allo sviluppo proprio delle tecnologie, abbiamo assistito all’aumento esponenziale della pubblicazione di dati, aperti e non, da parte di governi, istituzioni, aziende, fondazioni, enti e privati. Anche in Italia, seppur con ritardo rispetto ad altri stati, questo fenomeno ha cominciato a prendere piede, cui ha contribuito certamente l’obbligo per le pubbliche amministrazioni, previsto dal D.Lgs. 14 marzo 2013 n. 33, di rendere disponibili determinate informazioni in formato aperto e riutilizzabile da tutti. Tuttavia, la qualità e la fruibilità di questi dati non è sempre di facile e immediata lettura e comprensione. A fronte di una disponibilità maggiore e via via crescente di informazioni organizzate sotto forma di database non è corrisposta una adeguata capacità e volontà di renderle “leggibili” ai più. Lo sforzo, le competenze e il tempo che la loro interpretazione richiedono, rendono di fatto solo teorica la reale disponibilità per i cittadini di tali informazioni.

L'idea

Negli ambiti all’interno dei quali Datamente ha scelto di svolgere la propria attività (sociale, politico, culturale), esistono oggi una quantità di rilevazioni e raccolte di dati di pubbliche amministrazioni, di istituti di statistica, di centri studi e di ricerca, di enti e soggetti privati e indipendenti, che permettono di leggere e “raccontare” determinati fenomeni con un grado di approfondimento prima impensabile. Il dibattito intorno a questi ambiti certo non manca in Italia, anzi forse sono proprio i temi più affrontati, ma a nostro avviso manca quell’approccio sistematico e datuale finora riservato solo all’ambito economico e finanziario. Il sociale, la politica e la cultura sono “misurabili” sotto moltissimi punti di vista. E oggi c’è chi lo fa, per legge o per scelta, piuttosto bene. Manca tuttavia chi legge, mette in relazione, rappresenta graficamente e rende disponibili queste misurazioni per tutti.

La Governance. La nostra proposta è un'associazione di promozione sociale (Aps) senza fine di lucro, modellata sull'uguaglianza dei diritti degli associati. La scelta della forma associativa in generale, e dell'Aps in particolare, risponde bene all'esigenza di creare consapevolezza e aumentare la conoscenza sulle tematiche sociali, politiche e culturali attraverso uno strumento vincolato al controllo, alla trasparenza e all'obbligo di reinvestire gli utili nelle attività previste dallo statuto. Uno strumento che non è orientato al guadagno ma al bene pubblico e che punta a svolgere un ruolo di utilità sociale per la collettività.

La Mission. Il metodo “Datamente” vuole riempire proprio quel tempo, quello spazio e quei contenuti che l'informazione e la società in Italia oggi hanno finito per contrarre. Fenomeni complessi, quali appunto quelli legati al mondo del sociale, richiedono letture complesse, approfondimenti e riflessioni: il metodo da noi scelto è affrontare fenomeni complessi attraverso i dati. L'analisi, la correlazione e la rappresentazione dei dati al fianco di tempi di lavorazione adeguati e senza l'ansia di semplificare all'estremo, rappresentano uno strumento utile ad arricchire, stimolare e incentivare il dibattito sui temi sociali, politici e culturali. Ma una lettura complessa ha bisogno di trovare uno strumento narrativo che la renda accessibile e comprensibile. Per questo siamo convinti non solo che i dati siano il modo migliore per affrontare tematiche complesse e ma che siano a loro volta ben rappresentabili attraverso grafici, infografiche, tabelle e mappe. Fenomeni complessi, letture complesse e rappresentazione accessibile: comunicare in modo semplice senza svilire il contenuto.

Gli obiettivi

La Governance. Promuovere il dibattito pubblico, creare consapevolezza e consenso intorno all'idea di prevedere nell'ordinamento italiano, al fianco delle fattispecie esistenti, una sorta di “Onlus dei media”. Un soggetto editore, formalmente riconosciuto ed eventualmente sostenuto dalla partecipazione popolare e dal contributo pubblico, prevedendo rigidi sistemi di controllo formali e di verifica. Col fine ultimo di favorire un'informazione intesa come bene pubblico e strumento di utilità sociale, senza fine di lucro.

La Mission. Gli obiettivi sono principalmente tre: dare vita a un centro studi che attraverso il metodo “Datamente”, e cioè l'utilizzo dei dati, possa promuovere campagne informative e di comunicazione col fine di creare consapevolezza e consenso intorno a temi sociali, politici e culturali; favorire e promuovere, all'interno del mondo dei media, tutte quelle esperienze editoriali che si rifanno al filone del Data Journalism, a cavallo tra ricerca e inchiesta giornalistica facendo un uso preminente di database, mappe digitali e software per analizzare, raccontare e visualizzare un fenomeno o una notizia; promuovere la produzione, l'utilizzo e il riuso degli open data sulle tematiche sociali, politiche e culturali come occasione sia per l’informazione che per la democrazia perché, oltre a creare nuovi strumenti di lavoro per i giornalisti, spinga a nuove dinamiche collaborative con e tra i lettori, aumentando il coinvolgimento della società civile e la trasparenza delle fonti.